LA TEORIA DI FREUD E ATKINSON

 La teoria pulsionale di Freud


Secondo Freud, il comportamento umano è guidato dalle pulsioni, cioè energie interne legate ai bisogni naturali che spingono l’individuo ad agire, spesso senza che ne sia consapevole. Le pulsioni nascono dal corpo ma agiscono nella mente, quindi si trovano metà tra il bisogno fisico e il desiderio psicologico.

Freud individua due pulsioni fondamentali: 

  • La pulsione di vita, che spinge verso il piacere, l’amore, la felicità e la conservazione della vita.
  • La pulsione di morte, che agisce in senso opposto e porta alla distruzione, al fallimento e alla perdita del piacere.
Ogni pulsione ha un’origine, una meta e un oggetto che permette di soddisfarla. L’essere umano riesce a controllare e rimandare il soddisfacimento delle pulsioni grazie alle capacità cognitive. Questo controllo rende possibile la vita sociale, basata su regole e norme che limitano l’appagamento immediato dei bisogni.
Quando una pulsione non viene soddisfatta, può provocare malessere o disturbi psichici, oppure può essere sublimata, cioè trasformata in attività positive come l’arte o la cultura. 




Il modello motivazionale al successo 

Secondo John William Atkinson, la motivazione al successo dipende da due tendenze opposte che guidano il comportamento umano:
  • La tendenza alla riuscita, desiderio di avere successo. 
  • La tendenza a evitare l’insuccesso, paura di fallire.
La motivazione non è solo razionale, ma ance emotiva. Dipende da quanto una persona crede nelle proprie capacità e da come valuta il compito da affrontare. Queste convinzioni generano emozioni anticipate, fiducia, ansia, orgoglio, paura che influenzano l’impegno e la concentrazione.

Quando prevale la tendenza alla riuscita, la persona si sente capace, affronta il compito con fiducia e anticipa emozioni positive come soddisfazione e orgoglio. In questi casi si scelgono compiti di difficoltà media, che permettono di mettersi alla prova e hanno buone possibilità di successo.

Quando invece prevale la tendenza a evitare l’insuccesso, la persona teme di non essere all’altezza e prova emozioni negative come ansia e vergogna. Per questo tende a scegliere compiti molto facili o molto difficili. Questo atteggiamento porta spesso a demotivazione e rinuncia.

La condizione migliore per la motivazione si ha quando si affrontano compiti leggermente più difficili della media, perché stimolano l’impegno, evitano la noia e aiutano a sviluppare strategie efficaci per raggiungere il successo.



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