BRUNER

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L’importanza del contesto socio-culturale

Bruner spiegava che impariamo osservando e interpretando il mondo in base alla nostra cultura e all’ambiente sociale in cui viviamo. La mente non registra tutto così com’è, ma organizza e seleziona le informazioni che riceve dall’esterno per dare loro senso. Quello che impariamo dipende da ciò che è utile per agire nella realtà, dalle esperienze quotidiane e dai modelli che ci vengono mostrati da insegnanti, genitori o compagni. In pratica, non esiste un apprendimento “universale”, ciò che funziona in un contesto può non funzionare in un altro, perché la nostra conoscenza cresce insieme all’ambiente e alla cultura a cui apparteniamo. Questo spiega perché due persone possono vedere la stessa situazione in modi diversi e imparare cose diverse.



La facilitazione dell’apprendimento

Bruner introdusse lo scaffolding, cioè un aiuto che un insegnante, un esperto o un compagno più capace dà a chi sta imparando. Questo sostegno permette allo studente di fare cose che da solo non riuscirebbe a fare, e gradualmente diventare autonomo. L’apprendimento non è solo ricevere informazioni, ma avviene nei rapporti tra persone, quando chi impara può rielaborare, integrare e arricchire ciò che gli viene mostrato. In questo modo, le conoscenze diventano più solide e durature, perché collegate alle esperienze e alla realtà concreta dello studente.


Lo strutturalismo didattico

Bruner sosteneva che insegnare non significava solo far memorizzare nozioni. L’obiettivo era dare agli studenti modelli mentali per capire e organizzare la realtà. L’insegnamento doveva partire da esperienze concrete e permettere l’apprendimento per scoperta, cioè imparare attivamente mobilitando le proprie capacità. Anche se alcune idee oggi sono modificate, le sue teorie rimangono importanti perché valorizzano la partecipazione attiva e la soggettività dello studente.


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